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PUBBLICAZIONI

Problemi sul tappeto per una seria politica assicurativa

Articoli pubblicati in riviste e quotidiani

R.C.A.
La r.c.a. è l'unica assicurazione che tutti gli italiani conoscono. Chi è che non possiede in famiglia una autovettura o un motociclo? In Italia circolano, secondo i dati ACI del 1999, circa 43 milioni di veicoli. E sono gioie e dolori, anche se, occorre dirlo, non solo a causa dell'assicurazione. L'assicurazione è un fenomeno relativamente moderno che presenta indubbi caratteri di civiltà. Ve l’immaginate, infatti, cosa succederebbe se non ci fosse l'assicurazione? L'eventuale danneggiato – in particolare quello con danni fisici o gravi danni materiali - potrebbe trovarsi di fronte a grandi difficoltà se il responsabile dovesse pagare di tasca propria. E se a qualcuno capitasse veramente la disgrazia di investire seriamente qualcuno, cosa dovrebbe fare? Forse vendere i pochi – o tanti – beni che ha per risarcirlo? Occorre, allora, superare anche la mentalità che l'assicurazione è una tassa ingiusta e quindi l'assicurato "si deve rifare" a qualunque costo, anche a costo di inventare l'incidente o di "gonfiare" il danno e quindi il risarcimento. Allora è bene dire che quello assicurativo è un meccanismo relativamente semplice alla base e, come dicono i testi, serve a rendere certo l'evento incerto o meglio a ripartire su tutti quelli che presentano lo stesso tipo di rischio quello che è un rischio certo per una minoranza. In tal modo ognuno, pagando a priori la sua parte, sa che all'occorrenza verrà sollevato dalle conseguenze economiche di un certo evento (sia un incendio, un furto, o la sua responsabilità civile).E' chiaro che proprio per la percentuale di rischio, su cento assicurati ce ne saranno molti che non causeranno incidenti pur avendo pagato la loro quota. E' chiaro, inoltre, che minore è la percentuale di incidenti, minore è la quota a carico di ognuno. Questo dal lato dell'assicurato. Invece dal lato della Compagnia, questa dovrà gestire in maniera professionale l'attività assicurativa, garantendo il servizio promesso nel miglior modo possibile e stando attenta a far quadrare i conti. Infatti se la Compagnia va in rosso – ad esempio perché i premi incassati in anticipo non bastano a pagare gli incidenti avvenuti successivamente perché magari nel frattempo sono cambiati i criteri di risarcimento - sono anzitutto i danneggiati e gli assicurati a subirne le conseguenze più gravi. Se, per altro verso invece, aumentano i costi in maniera "artificiale", allora la ripartizione va a influire pro-quota su tutti gli assicurati, in termini di aumento dei premi. Per affrontare seriamente e risolvere il problema delle tariffe assicurative troppo alte occorre, quindi, dar vita a un circolo virtuoso che abbia come obiettivo quello di far diminuire i costi per i risarcimenti che pagano sì le Compagnie, ma gestendo in maniera attenta i premi di assicurazione che gli assicurati pagano anticipatamente. Il primo passo fatto dal Parlamento uscente è stato quello di mettere un tetto al risarcimento per le cosiddette micropermanenti (cioè le lesioni personali fino a 9 punti di invalidità), con l'obiettivo, da un lato di evitare che una stessa lesione venisse risarcita in modo diverso da città a città, e dall'altro di avere una certezza nei risarcimenti, sia per i danneggiati – con minor tempo di attesa e minori aggravi di costi - sia per le Compagnie che potevano fare previsioni di spesa più sicure nel tempo. Si tratta però solo di un primo passo. Infatti da un lato sarebbe auspicabile un monitoraggio dell'effettiva portata – soprattutto in termini economici – di questa nuova disciplina e, dall'altro, una revisione che coinvolga l'intera materia del danno a persona, comprese le lesioni più gravi. Nella prospettiva della diminuzione dei costi per diminuire i premi, va anche ripresa una iniziativa risultante da un emendamento ed alcune proposte presentate a suo tempo da alcuni parlamentari di Forza Italia alla Camera nella XIII legislatura (On.li Gastaldi e P.Russo). La proposta, che andrebbe a mio avviso recuperata, prevedeva che in caso di danno all'automobile, la Compagnia invitasse a portarla presso una officina o carrozzeria di sua fiducia e la riconsegnasse al proprietario riparata a regola d'arte. In tal modo si eviterebbero le tentazioni di "gonfiare" il danno e si avrebbero automobili circolanti sempre in perfetto stato, con ulteriori garanzie in termini di sicurezza (pensate ad es. ad un paraurti sporgente o ad uno sportello con chiusura difettosa). Le Compagnie potrebbero, sulla base di accordi con carrozzieri e meccanici, usufruire di "sconti di quantità" garantendo tuttavia che la riparazione sia ben fatta.

LE FRODI ASSICURATIVE
Altro aspetto importante è quello della lotta alle frodi, fenomeno che certamente va ben al di là di quanto evidenziato dalle statistiche dell'ISVAP. Il problema cruciale di queste situazioni è ovviamente rappresentato dall'acquisizione dei mezzi di prova, cosa non sempre agevole per evidenti ragioni, e spesso dall’eccessiva onerosità soprattutto se posta in rapporto all'entità di tante piccole situazioni truffaldine. Per combattere le frodi occorre anzitutto che le Compagnie acquisiscano una mentalità moderna, nel senso di capire che l'impegno in questo settore rappresenta un investimento per la redditività delle proprie aziende. Occorre però anche una maggiore opera di contrasto e di specializzazione – si tratta di una materia alquanto complessa – da parte delle Forze dell'ordine ed infine una rinnovata capacità della Magistratura di irrogare pene certe a carico di chi compie dei reati che, in definitiva, vanno a danno di tutti gli assicurati e non solo delle Compagnie di assicurazione. Anche per combattere l’esercito dei truffatori di professione, per tale scopo (sempre nella precedente legislatura) è stato presentato al Senato un disegno di legge sulla istituzione di una “bad company” o consorzio fra imprese assicuratrici (primo firmatario il Sen.Novi di F.I.), ora invocata da tutti.

CALAMITA’ NATURALI
Quello delle catastrofi naturali è un tema di grande importanza, economica e sociale, per l'Italia. Spesso in Parlamento, negli anni recenti, si è discusso di una legge di riassetto complessivo del territorio, proponendo tra l’altro di introdurre anche in Italia una forma di assicurazione, sia pure limitata agli immobili. Il progetto complessivo si è arenato, come spesso accade, per una serie di veti incrociati e anche l'aspetto assicurativo non ha trovato modo di essere affrontato in modo serio e adeguato. Peraltro esistono al riguardo collaudate esperienze di altri Paesi, europei e non, e quindi sarebbe utile un primo approccio che valutasse le soluzioni adottate altrove ed i risultati ottenuti. Il tema è, come è immaginabile, assai complesso ma certamente da affrontare anche considerato il fatto che il risarcimento dei danni da calamità naturali rappresenta una voce spesso non minima del bilancio dello Stato. Le stime riportate in varie pubblicazioni parlano di un esborso medio per anno di circa 7-9.000 miliardi. Influire su questa spesa significa anche intervenire in termini di minor prelievo fiscale da un punto di vista generale e ridistribuire il carico tra i soggetti interessati, facendo intervenire il mercato internazionale della riassicurazione, non solo tradizionale.

PREVIDENZA
Altro tema assai rilevante per lo sviluppo dell'Italia è rappresentato dalla riforma del sistema pensionistico. L'insostenibilità dei conti pubblici rende sempre più urgente il decollo effettivo della previdenza complementare, nella quale un ruolo certo importante lo avranno – insieme ad altri operatori – le Compagnie di assicurazione. Ci sono nodi tecnici strutturali di grande rilevanza che riguardano le forme giuridiche (fondi chiusi, fondi aperti e forme individuali), il trattamento fiscale e il finanziamento. Sotto quest'ultimo aspetto primeggia la controversa questione della destinazione del TFR dei lavoratori dipendenti, sia per le inevitabili ripercussioni sugli imprenditori, soprattutto medi e piccoli, per i quali bisognerà pensare a forme di compensazione, sia per i lavoratori, che non potranno vedersi accollare vincoli al libero utilizzo del TFR stesso.

SANITA’
Segnali di intervento sono già stati lanciati dalla Casa della Libertà, nel senso di una revisione di alcuni istituti della riforma ter che non sembra abbia dato buoni risultati (ad es. l'obbligo di opzione dei medici).Nel perseguimento di una migliore capacità del sistema sanitario di andare incontro alle esigenze dei cittadini, si prefigurano spazi importanti non solo per le mutue private ma anche per fondi sanitari a gestione assicurativa, i quali potrebbero avere un appeal in più nella riconosciuta ed esclusiva capacità di garantire rischi coni propri capitali.

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