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PUBBLICAZIONI

Assicurazioni: tutte le conseguenze dell’impatto “terrorismo” (e gli aumenti previsti) nel settore

Articoli pubblicati in riviste e quotidiani

La crisi conseguente l’11 settembre ha già avuto effetti negativi ormai noti: sui corsi azionari (l’indice Down Jones è sceso del 18%), ha ridotto l’occupazione (negli Stati Uniti il personale ha subito tagli per circa 300 mila unità, mentre i licenziamenti vengono previsti, in tutto il mondo, soprattutto dalle società di trasporto aereo), ha fatto aumentare l’indice di disoccupazione.
Se questo è il quadro generale (certamente non confortante), l’analisi a livello assicurativo evidenzia da un lato che il settore si troverà a gestire “il più grande sinistro catastrofale della sua storia”, dall’altro che non ci sono da temere crisi, anche se non si escludono problemi per le compagnie marginali ed effetti negativi per tutti gli azionisti a seguito delle perdite dei bilanci o della riduzione degli utili.
A livello nazionale va segnalato che il mercato, pur essendo interessato in maniera marginale alla massa dei risarcimenti previsti (in attesa di fare conti precisi sul numero dei morti e dei feriti, dei danni alla proprietà e per la perdita dei salari, oltre ad altri danni da valutare, al momento le stime vanno da un minimo di 30 miliardi di dollari-oltre 60 mila miliardi di lire- ad un massimo di 100-pari a circa 200 mila miliardi di lire-), subirà sicuramente l’impatto derivante dalla riduzione della redditualità degli investimenti e dall’aumento dei premi della riassicurazione.
C’è da notare da subito che le società (di riassicurazione e non) hanno limitato la copertura dei rischi catastrofali. Cambieranno (e stanno già cambiando) sicuramente molte cose, sia attraverso aumenti del “conservato” da parte delle compagnie, sia attraverso l’abbattimento dei tetti di risarcimento, ma soprattutto tramite consistenti aumenti dei premi, che riguarderanno (indirettamente) tutti i cittadini. Un esempio lampante è dato dal coinvolgimento in materia delle compagnie aeree che, al fine di scongiurare una crisi con conseguente paralisi del traffico, causa ingenti perdite dovute agli aumenti tariffari assicurativi, hanno introdotto una “tassa” su tutti i biglietti aerei mediamente di 10 dollari a tratta (anche europea).
Queste nuove politiche assicurative non riguardano solamente i settori coinvolti nei tragici eventi americani, ma praticamente tutti i rami. Anche i settori come l’assicurazione responsabilità civile obbligatoria per la circolazione dei veicoli, saranno chiamati a pagare ai riassicuratori maggiori premi di fronte a minori coperture (numerosi gli articoli degli ultimi giorni riportati anche dal Corriere delle Sera, quale quello del 9 gennaio u.s., titolato “Polizze auto, scattano gli aumenti”, solo per citarne uno).
Diventa quindi sempre più urgente anche l’introduzione di un’assicurazione delle calamità naturali costate negli ultimi decenni allo Stato italiano circa 150 mila miliardi di lire, con esborsi medi annuali di circa 7 mila miliardi di lire e punte che hanno raggiunto i 20 mila miliardi di lire, il 3% del bilancio statale (si pensi, a titolo esemplificativo, ai danni subiti nella sola Regione Campania, ed alle conseguenze derivanti dalla recente alluvione, che ancora oggi, per tanti altri motivi, provoca continue frane e disastri di ogni genere, con grave ripercussione sulle casse locali).
E diventerà forse più facile anche la copertura generalizzata, sia attraverso polizze personali sia con contratti stipulati dalle amministrazioni pubbliche locali, di quei rischi che, seppure non collegati direttamente con il terrorismo riguardano in genere la criminalità. Merita di essere ricordato in proposito la recente polizza stipulata a tutela dei cittadini della Regione Lombardia, vittime di aggressioni, rapine o scippi, che riceveranno in caso di invalidità permanente superiore al 38% o di morte, risarcimenti rispettivamente di 160 e 120 milioni di lire (si veda articolo del CorrierEconomia del Corriere del Mezzogiorno dell’8 ottobre u.s., dal titolo “Polizza contro il crimine, ma non serve solo in Lombardia”); oppure il caso scatenato recentemente (e puntualmente ripreso dalle prime pagine di questo quotidiano) sulla questione del baccalà e dello stoccafisso che, causa ripetuti furti e rapine subite nel meridione, ha incassato il rifiuto delle compagnie assicurative a rilasciare le necessarie coperture e di conseguenza il timore degli esportatori a far viaggiare nei nostri territori tale merce, non disposti a rischiare in proprio.
Il discorso vale, allora, non solo per fatti clamorosi che abbiamo accennato, ma ve ne sono altri la cui portata singola è inferiore, che però stanno acquisendo un peso complessivo sempre maggiore.
E i ragionamento potrebbe estendersi “a cascata” a tutti quei settori che non hanno subito i disastrosi contraccolpi dell’attacco terroristico, ma che in modo senz’altro meno drammatico, manifestano semplicemente i problemi collegati anche all’evoluzione demografica della nostra società, come ad esempio quelli della sanità (molto sentita nelle regioni meridionali, quali quella campana), dell’assistenza, della previdenza, dell’assicurazione sul furto e sulla Rc Auto, vera “spina” nel fianco degli automobilisti, soprattutto campani e pugliesi. Tutti comparti nei quali le assicurazioni possono svolgere un ruolo importante, un ruolo sociale.

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